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Sul 4-0 per il Siena un gruppo di ultras invade la tribuna in prossimità dell'ingresso degli spogliatoi e costringe Tagliavento a sospendere momentaneamente il match.

E' stato un pomeriggio di tensione quelli che si è vissuto allo stadio Ferraris di Genova. Al 53' di Genoa-Siena, con i padroni di casa sotto per 4-0, un gruppo di tifosi si è spostato in tribuna  dando vita ad una accesa contestazione che ha costretto l'arbitro Tagliavento a sospendere il match per diversi minuti. L'incontro è poi ripreso in un clima surreale, chiudendosi sull'1-4.

Tutto succede pochi secondi dopo il quarto goal dei toscani, firmato da Giorgi. Una rappresentanza della tifoseria rossoblu si sposta dalla Gradinata Nord alla tribuna opposta a quella riservata alla stampa e alle autorità, nei pressi dell'ingresso degli spogliatoi. Un fitto lancio di fumogeni e petardi rende inevitabile la sospensione temporanea del match.

Dopo qualche minuto è chiaro l'intento della protesta. Gli ultras del Genoa - che nell'invadere la tribuna costringono alla 'fuga' famiglie e tifosi meno 'accesi' - vogliono che i giocatori della propria squadra si tolgano la maglietta perchè indegni di indossarla. Alcuni rappresentanti si arrampicano sulle barriera di plexiglass per 'dirigere' le operazioni.

Marco Rossi, capitano del Grifone, tenta la via del confronto. Ma la richiesta è chiara e non aggirabile: quelle magliette devono essere consegnate. Rossi inizia il giro tra i compagni, raccogliendole una ad una. Mesto oppone resistenza, poi scoppia a piangere e si arrende alla richiesta degli ultras.

Peppe Sculli, invece, tiene duro. Quella maglia non se la vuole togliere. Va a parlare direttamente con gli organizzatori della protesta, quasi sfidandoli. Sale sul plexiglass e parla a quattr'occhi con loro. Ottiene una sorta di tregua e rende possibile la ripresa del match dopo qualche minuto necessario per ripristinare un minimo d'ordine.

L'incontro si conclude con più di mezzora di finto calcio, con gli ultras rivolti di schiena al campo e il Genoa in rete prima del fischio finale di una partita che sancisce la sconfitta più brutta: quella di uno sport che oggi si è scoperto meno libero.

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