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Toro, ecco il tuo 'TESORO': "Con Cairo trattiamo, vogliamo riportare questi colori in ALTO!"
Il presidente della Pro Patria vorrebbe acquisire la società granata ora in possesso di Urbano Cairo.
Tesoro conferma l'interesse per il Torino: "Sì, io e Cairo ci siamo parlati. Vogliamo il Toro. Siamo seri e abbiamo i soldi giusti. Granata significa Europa. Un club glorioso come il Toro merita le Coppe". Antonio Tesoro in esclusiva a 'Tuttosport' racconta come sono andate realmente le cose: "All'inizio avevamo semplicemente sondato il terreno, sollecitati da un conoscente torinese. Ma il Toro non era in vendita. Adesso abbiamo parlato con il presidente granata con una telefonata molto cordiale. L’accordo è di incontrarci per parlare faccia a faccia. Ci aggiorneremo la prossima settimana. Non nego, comunque, di aver intrapreso contatti con il Livorno, ma lì è stato furbo Spinelli. Ha fatto il nostro nome, così nessuno ha più parlato della sconfitta interna col Siena".
Il calcio è una passione per la famiglia Tesoro. "Assoluta. Anche se ci siamo finiti quasi per caso: quando ci hanno chiamato per salvare la Pro Patria ci siamo buttati senza pensarci troppo. L’impatto col calcio è traumatico: le sue dinamiche non sono mai basate sulla razionalità, un imprenditore rischia la follia al primo contatto. In ogni caso io non dico di essere tifoso del Toro, non sarebbe vero. Io dico che se ami il calcio, non puoi non essere anche un po’ del Toro. Il Toro è un affresco storico: non puoi non restarne affascinato. E’ un grandissimo onore anche solo esserne accostati, ma attenzione: è pure un grandissimo onere. Più che economico, morale. Prendere il Toro è una scelta di vita, è assumersi la responsabilità di ridargli una dimensione consona alla sua storia e ai suoi tifosi. Anzi, a un popolo, perché di questo si tratta".
Perché, allora, questo popolo dovrebbe preferire la famiglia Tesoro alla famiglia Cairo? "Non dico di essere meglio di Cairo né di nessun altro. E la nostra scelta è sempre stata di basso profilo, il che ci ha consentito una vita più tranquilla, lontano dalla mondanità che non ci interessa. Tesoro fa rima con lavoro, ha una forte affinità con sudore e nessuna attinenza col mistero. Siamo gente semplice con valori forti. Siamo benestanti, non siamo un bluff, ma neanche siamo Abramovich né sceicchi. Sfido chiunque a sostenere il contrario: non ho velleità alla Fabrizio Corona né, ribadisco, devo vendere nulla". Il padre di Antonio, Savino, però, ha avuto una disavventura giudiziaria. "Tenevo a chiarire questo aspetto. Nell’estate del 2004 mio padre aveva acquistato un’azienda di Lecce, la Tema srl, che aveva avuto accesso a finanziamenti dell’Unione Europea attraverso un professionista che, grazie alla legge 488, aveva fatto la stessa cosa per altre aziende leccesi. Appena subentrati, abbiamo stoppato queste procedure. Non solo, mio padre ha restituito la parte di capitale già ricevuta fino all’ultimo euro. Caso unico, credo. Ma ciò non è bastato: per il giudice quel professionista era una testa di legno. Non era vero, ma mio papà ha pagato per colpe non sue. La cifra, poi, con tutto il rispetto, era minima: 1,2 milioni. Restituiti. E noi non abbiamo mai preso un euro. Tant’è che il Tribunale del riesame scarcerò subito Savino Tesoro. Un brutta storia e non solo. Se è vero, come molti hanno detto e scritto, che i Tesoro hanno accesso a sostanziose fideiussioni con estrema facilità; se in due giorni possiamo prendere in esame e attuare un business, significa che c’è grossa credibilità. Che oggi è più importante dei soldi".
La Cairo Communication fattura circa 300 milioni l’anno. E i Tesoro? "Più o meno siamo lì. Comunque dico che se uno vuole entrare nel calcio che conta senza averne le possibilità è un matto. Noi vorremmo prendere il Toro, ma prima dobbiamo valutare a fondo costi, possibilità di crescita, tutto. Se è possibile, allora si fa un business plan. Certo il potenziale del Toro è grande, non certo da B. A livello di sentimento è al pari di Roma, Milan, Inter, Juventus". Se i Tesoro prenderanno il Toro, che ne sarà della Pro Patria? "Siamo molto affezionati e abbiamo un rapporto bellissimo con la gente. Sono due cose diverse. Noi vogliamo regalare un sorriso a questa gente e tenere fede alla promessa di riportare la Pro Patria in B: lo confermiamo. E se mai dovesse accadere, la Pro non sarebbe una società satellite, bensì una realtà parallela, sfruttando le sinergie possibili per il bene di entrambe".
Di sicuro Petrachi verrà confermato... "Mi ha fregato nel mercato di gennaio. Vado su D’Aiello, il giorno dopo D’Aiello va al Toro. Cerco D’Ambrosio, idem. Salgado, Statella... Tutti, mi ha preso, pure Morello! E’ bravo, ha idee, Petrachi. Se sbagli ds, sei fregato". Tesoro ha già in mente un progetto granata: "E’ prematuro. Però in Italia c’è un esempio di metodologia per fare calcio che mi piace: quello dell’Udinese. La ricerca continua e massiccia di promesse in ogni angolo del mondo, investire sui giovani. Pochi lo sottolineano, ma Pozzo ha la capacità di spendere 2 milioni per un ragazzino sconosciuto di 14 anni: questa èvera programmazione, per me. Il tutto per portare il Toro alla dimensione di quella che hanno il Palermo, il Genoa, la Samp: Europa League e dintorni. Ovviamente, poi c’è in ballo la sorte: purtroppo il calcio non è matematica, altrimenti Moratti avrebbe vinto tutti gli scudetti".
Gaia Brunelli
Il calcio è una passione per la famiglia Tesoro. "Assoluta. Anche se ci siamo finiti quasi per caso: quando ci hanno chiamato per salvare la Pro Patria ci siamo buttati senza pensarci troppo. L’impatto col calcio è traumatico: le sue dinamiche non sono mai basate sulla razionalità, un imprenditore rischia la follia al primo contatto. In ogni caso io non dico di essere tifoso del Toro, non sarebbe vero. Io dico che se ami il calcio, non puoi non essere anche un po’ del Toro. Il Toro è un affresco storico: non puoi non restarne affascinato. E’ un grandissimo onore anche solo esserne accostati, ma attenzione: è pure un grandissimo onere. Più che economico, morale. Prendere il Toro è una scelta di vita, è assumersi la responsabilità di ridargli una dimensione consona alla sua storia e ai suoi tifosi. Anzi, a un popolo, perché di questo si tratta".
Perché, allora, questo popolo dovrebbe preferire la famiglia Tesoro alla famiglia Cairo? "Non dico di essere meglio di Cairo né di nessun altro. E la nostra scelta è sempre stata di basso profilo, il che ci ha consentito una vita più tranquilla, lontano dalla mondanità che non ci interessa. Tesoro fa rima con lavoro, ha una forte affinità con sudore e nessuna attinenza col mistero. Siamo gente semplice con valori forti. Siamo benestanti, non siamo un bluff, ma neanche siamo Abramovich né sceicchi. Sfido chiunque a sostenere il contrario: non ho velleità alla Fabrizio Corona né, ribadisco, devo vendere nulla". Il padre di Antonio, Savino, però, ha avuto una disavventura giudiziaria. "Tenevo a chiarire questo aspetto. Nell’estate del 2004 mio padre aveva acquistato un’azienda di Lecce, la Tema srl, che aveva avuto accesso a finanziamenti dell’Unione Europea attraverso un professionista che, grazie alla legge 488, aveva fatto la stessa cosa per altre aziende leccesi. Appena subentrati, abbiamo stoppato queste procedure. Non solo, mio padre ha restituito la parte di capitale già ricevuta fino all’ultimo euro. Caso unico, credo. Ma ciò non è bastato: per il giudice quel professionista era una testa di legno. Non era vero, ma mio papà ha pagato per colpe non sue. La cifra, poi, con tutto il rispetto, era minima: 1,2 milioni. Restituiti. E noi non abbiamo mai preso un euro. Tant’è che il Tribunale del riesame scarcerò subito Savino Tesoro. Un brutta storia e non solo. Se è vero, come molti hanno detto e scritto, che i Tesoro hanno accesso a sostanziose fideiussioni con estrema facilità; se in due giorni possiamo prendere in esame e attuare un business, significa che c’è grossa credibilità. Che oggi è più importante dei soldi".
La Cairo Communication fattura circa 300 milioni l’anno. E i Tesoro? "Più o meno siamo lì. Comunque dico che se uno vuole entrare nel calcio che conta senza averne le possibilità è un matto. Noi vorremmo prendere il Toro, ma prima dobbiamo valutare a fondo costi, possibilità di crescita, tutto. Se è possibile, allora si fa un business plan. Certo il potenziale del Toro è grande, non certo da B. A livello di sentimento è al pari di Roma, Milan, Inter, Juventus". Se i Tesoro prenderanno il Toro, che ne sarà della Pro Patria? "Siamo molto affezionati e abbiamo un rapporto bellissimo con la gente. Sono due cose diverse. Noi vogliamo regalare un sorriso a questa gente e tenere fede alla promessa di riportare la Pro Patria in B: lo confermiamo. E se mai dovesse accadere, la Pro non sarebbe una società satellite, bensì una realtà parallela, sfruttando le sinergie possibili per il bene di entrambe".
Di sicuro Petrachi verrà confermato... "Mi ha fregato nel mercato di gennaio. Vado su D’Aiello, il giorno dopo D’Aiello va al Toro. Cerco D’Ambrosio, idem. Salgado, Statella... Tutti, mi ha preso, pure Morello! E’ bravo, ha idee, Petrachi. Se sbagli ds, sei fregato". Tesoro ha già in mente un progetto granata: "E’ prematuro. Però in Italia c’è un esempio di metodologia per fare calcio che mi piace: quello dell’Udinese. La ricerca continua e massiccia di promesse in ogni angolo del mondo, investire sui giovani. Pochi lo sottolineano, ma Pozzo ha la capacità di spendere 2 milioni per un ragazzino sconosciuto di 14 anni: questa èvera programmazione, per me. Il tutto per portare il Toro alla dimensione di quella che hanno il Palermo, il Genoa, la Samp: Europa League e dintorni. Ovviamente, poi c’è in ballo la sorte: purtroppo il calcio non è matematica, altrimenti Moratti avrebbe vinto tutti gli scudetti".
Gaia Brunelli
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