Editoriale - L'onore prima di tutto: questo è Fabio Capello, prendere o lasciare

Dimettendosi da commissario tecnico della Nazionale inglese, Fabio Capello ha fatto sentire la sua voce in un calcio nel quale troppo spesso si scende a compromessi...

di Fabrizio Ponciroli

Fabio Capello; David Beckham; John Terry, England
Getty Images
E bravo Don Fabio. In un calcio in cui tutti si mascherano dietro ovvietà e bugie, l’allenatore più immarcescibile di tutti ha alzato la voce contro chi ha osato mettere in dubbio la sua leadership.

Nello spogliatoio, l’allenatore è padre e padrone. La Federazione Inglese si è dimenticata un particolare, ovvero che Don Fabio non è una persona che scende a compromessi, soprattutto quando si parla della SUA squadra e dei SUOI giocatori.

Non avesse sbattuto la porta, mi sarei stupito. Avrei pensato: “No, anche Capello si è rammollito”. Ed, invece, Don Fabio, nel bene e nel male, è sempre Don Fabio.

Uno che prende male gli scherzi (Cassano docet), uno che non guarda in faccia a nessuno (Beckham docet), uno che mette le sue convinzioni prima di tutto e tutti.

L’onda di consensi che si è levata al suo fianco conferma che Capello ha operato al meglio, difendendo le libertà di agire di una categoria, quella degli allenatori, che troppo spesso è messa in un angolo. Il suo gesto è nobile, tanto quanto una vittoria, proprio perché autentico e professionale.


Capello è un messaggio
alla categoria dei tecnici
troppo spesso calpestati

La Federazione Inglese ha commesso un errore, ha preso una decisione senza prima ascoltare Don Fabio. Togliere la fascia a Terry non è stata una grande idea.

Ok, Capello con l’Inghilterra non ha vinto nulla ma non mi pare che i suoi predecessori abbiano fatto grandi cose. E, poi, manca poco agli Europei, cambiare in corsa non è mai una scelta eccellente.

E ora? Il più contento di tutti sarà Moratti. Già mesi fa ci aveva provato a portare Don Fabio sulla panchina nerazzurra ma, la professionalità (e il contratto) dell’allora CT dell’Inghilterra avevano bloccato il tutto.

Ora lo scenario è diverso e Ranieri ha quindi un fantasma in più con cui convivere, dopo quelli, già ingombranti, di Mourinho e Guardiola.


 
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