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Editoriale - 'Palla lunga per Ibra' non funziona più al Milan: la Juve è più squadra
Prova di forza della squadra di Conte a San Siro. E la scusa della assenze rossonere non regge: anche ai bianconeri mancavano diverse pedine.
di Sergio Stanco
Getty Images
Proviamo a rileggere – a freddo - Milan-Juventus di ieri sera. La sensazione che ci ha lasciato è quella di una partita dominata dai bianconeri. Attenzione, non stiamo parlando di occasioni da rete, ma di dominio in senso stretto: una gara governata, se volete, controllata, gestita, trovate voi il sinonimo che preferite.
I ragazzi di Conte hanno avuto solo un momento si sbandamento, dopo il vantaggio: a quel punto, forse per la reazione rossonera, forse un po’ di braccino o anche il tentativo di difendere il risultato, il baricentro si è abbassato eccessivamente e le gambe – almeno un po’ – hanno tremato. Dopo il pareggio, però, la squadra ha ripreso a dettare i ritmi, Pirlo si è rimesso a fare il vigile a metà campo e – con gli spazi a disposizione – Giaccherini si è divertito a fare il Marchisio buttandosi tra le linee e Padoin non ha fatto rimpiangere Vidal.
Il resto lo ha fatto Caceres in serata di grazia. Una nota a margine: ancora una volta il Capitano ha dimostrato di che il ruolo da comparsa non gli si addice. Dargli più spazio, non avrebbe il triste sapore di un gesto di riconoscenza, ma significherebbe rendere omaggio ad un livello di classe superiore a qualsiasi altro attaccante in rosa. Forse non reggerà più i 90’, di certo meriterebbe di più degli sgoccioli che Conte gli sta concedendo.
Tornando alle sentenze della gara di ieri, e utilizzando la solita sintesi giornalistica, la Juve ieri ha dato l’impressione di seguire uno spartito, mentre il Milan si affidava a solisti. Il paragone di non è casuale, è quello che è solito usare Sacchi quando si riferisce ad un calcio ideale: da tempo Arrigo non perde occasione per celebrare Conte come il nuovo profeta e – sinceramente – si vedono effettivamente elementi di novità. Non in senso stretto – perché difficile inventare qualcosa – ma è un concetto innovativo nel nostro paese e ad alti livelli.
E’ un paragone che ci siamo sbilanciati a fare anche in passato: la filosofia – ovviamente con le debite proporzioni e con gli inevitabili limiti tecnici – è quella del Barça: l’azione parte sempre palla a terra e da dietro, non si butta mai via il pallone, si gioca anche nelle condizioni più difficili.
Pirlo è Xavi, quello da cui tutto passa – o dovrebbe passare – ma se il pressing avversario si alza fino al limite dell’area e quindi si è costretti a saltare la prima fase di gioco, si cerca di far arrivare la palla velocemente sulla trequarti: se ci riesci, ti ritrovi di fronte un avversario sbilanciato nel pressing ultraoffensivo e puoi colpirlo in contropiede. Vedere il primo gol di
Caceres di ieri, che nasce proprio da un assist di Giaccherini pescato a centrocampo e libero di avanzare, da un inserimento di Padoin che ha sorpreso la retroguardia rossonera sguarnita, sorpresa poi dal taglio di Caceres.
Ripetiamo, non è niente di particolarmente rivoluzionario: la Juve di Delneri alla sua prima uscita, ad esempio, fu annichilita dal Bari di Ventura che giocava esattamente allo stesso modo, con Gillet primo regista. Però, ribadiamo, ad alti livelli è un qualcosa a cui non siamo più abituati da molto tempo. Forse dal Milan di Sacchi, appunto. Più facile cercare l’Ibrahimovic di turno con lancio lungo e andare sulla seconda palla: questo era sufficiente – almeno fin a qualche tempo fa – per vincere lo Scudetto. Forse, adesso, non basta più.
Allegri ieri sera si è lamentato delle assenze, in realtà numerose e importanti, ma ha trascurato un dettaglio: la Juve di ieri aveva la difesa più Pirlo degli undici di solito titolari, poi le "seconde linee". Non cambiamo opinione, a livello qualitativo, e in generale, la rosa del Milan è superiore a quella della Juve. Oggi, però, la Juve è più squadra. E, dunque, più forte.
I ragazzi di Conte hanno avuto solo un momento si sbandamento, dopo il vantaggio: a quel punto, forse per la reazione rossonera, forse un po’ di braccino o anche il tentativo di difendere il risultato, il baricentro si è abbassato eccessivamente e le gambe – almeno un po’ – hanno tremato. Dopo il pareggio, però, la squadra ha ripreso a dettare i ritmi, Pirlo si è rimesso a fare il vigile a metà campo e – con gli spazi a disposizione – Giaccherini si è divertito a fare il Marchisio buttandosi tra le linee e Padoin non ha fatto rimpiangere Vidal.
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Tornando alle sentenze della gara di ieri, e utilizzando la solita sintesi giornalistica, la Juve ieri ha dato l’impressione di seguire uno spartito, mentre il Milan si affidava a solisti. Il paragone di non è casuale, è quello che è solito usare Sacchi quando si riferisce ad un calcio ideale: da tempo Arrigo non perde occasione per celebrare Conte come il nuovo profeta e – sinceramente – si vedono effettivamente elementi di novità. Non in senso stretto – perché difficile inventare qualcosa – ma è un concetto innovativo nel nostro paese e ad alti livelli.
E’ un paragone che ci siamo sbilanciati a fare anche in passato: la filosofia – ovviamente con le debite proporzioni e con gli inevitabili limiti tecnici – è quella del Barça: l’azione parte sempre palla a terra e da dietro, non si butta mai via il pallone, si gioca anche nelle condizioni più difficili.
Pirlo è Xavi, quello da cui tutto passa – o dovrebbe passare – ma se il pressing avversario si alza fino al limite dell’area e quindi si è costretti a saltare la prima fase di gioco, si cerca di far arrivare la palla velocemente sulla trequarti: se ci riesci, ti ritrovi di fronte un avversario sbilanciato nel pressing ultraoffensivo e puoi colpirlo in contropiede. Vedere il primo gol di
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Ripetiamo, non è niente di particolarmente rivoluzionario: la Juve di Delneri alla sua prima uscita, ad esempio, fu annichilita dal Bari di Ventura che giocava esattamente allo stesso modo, con Gillet primo regista. Però, ribadiamo, ad alti livelli è un qualcosa a cui non siamo più abituati da molto tempo. Forse dal Milan di Sacchi, appunto. Più facile cercare l’Ibrahimovic di turno con lancio lungo e andare sulla seconda palla: questo era sufficiente – almeno fin a qualche tempo fa – per vincere lo Scudetto. Forse, adesso, non basta più.
Allegri ieri sera si è lamentato delle assenze, in realtà numerose e importanti, ma ha trascurato un dettaglio: la Juve di ieri aveva la difesa più Pirlo degli undici di solito titolari, poi le "seconde linee". Non cambiamo opinione, a livello qualitativo, e in generale, la rosa del Milan è superiore a quella della Juve. Oggi, però, la Juve è più squadra. E, dunque, più forte.
Dentro Goal.com
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