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Sul campionato vinto dai bianconeri (e perso dal Diavolo) pesa tanto la scelta da parte di Allegri e Galliani di lasciar partire il regista proprio verso Torino.

Non ce ne vogliano i vari Vidal, Vucinic e Lichtsteiner, neo-acquisti che hanno dato il loro prezioso contributo allo scudetto numero 28 (o 30...) della Juventus, ma il vero artefice della rinascita bianconera ha il volto e i piedi educati di Andrea Pirlo.

“Un leader silenzioso” lo aveva definito il suo ex c.t. Marcello Lippi. Uno che in campo parla con i fatti e le parole le lascia all’interno dello spogliatoio e per famiglia e amici, lontano dagli occhi indiscreti di tv e giornali. Il primo a ridere e scherzare, anche se non si direbbe per quell’espressione sempre seria quando scende in campo.

Insieme al faro del Barcellona Xavi, Pirlo è il miglior regista degli ultimi 10 anni, l’uomo giusto a cui affidare le geometrie di una squadra. Se ne era accorto Carlo Ancelotti quando nel 2003 lo arretrò da trequartista a regista, non lo ha intuito Max Allegri, mentre Antonio Conte ha messo da parte l’amato 4-2-4 per dargli carta bianca.

I NUMERI DI PIRLO
IN BIANCONERO
0 Il costo del suo cartellino in estate
36 Le presenze in campionato
3 Le reti in campionato
11 Gli assist regalati ai compagni
6.57 La sua media voto su Goal.com
154 I palloni toccati in Fiorentina-Juve
Mai intuizione fu più geniale, perché il centrocampista bresciano, lasciati alle spalle infortuni e incomprensioni del suo ultimo anno milanista, ha cambiato volto alla peggior Juventus della storia recente. Tanti assist (undici), una manciata di goal (tre), ma soprattutto grandi prestazioni.

Quando gli consegni la palla è come metterla in cassaforte e portargliela via è come rubare la Gioconda dal Louvre: il capolavoro di Leonardo fu sottratto una sola volta nel 1911, le palle sradicate dai piedi di Pirlo sono poche di più. E se Buffon è il portiere meno battuto del torneo, merito è anche del trio Pirlo-Vidal-Marchisio, autentica diga del centrocampo.

Unico neo, davvero perdonabile, la scarsa precisione dal dischetto: due errori su due, sarà perché in casa Juve non erano più abituati a calciare dagli 11 metri.

Campione silenzioso, mai una parola fuori luogo, anche dopo il divorzio dal Milan dopo 10 stagioni di trionfi. C’era rimasto male e con lui milioni di tifosi rossoneri, che probabilmente in cuor loro sapevano come sarebbe finita.

Un po’ meno Allegri che davanti alla difesa gli preferiva van Bommel. Un errore di mercato che è costato uno scudetto a Milanello. Con lui in campo il Milan di Ancelotti giocava il miglior calcio d’Europa, con lui in campo la Juventus pratica un calcio spumeggiante e redditizio.

Non può essere una semplice casualità. Mentre una cosa appare poco confutabile: con questo Pirlo ancora in rossonero, il campionato non avrebbe cambiato padrone dopo solo un anno.

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