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Il tecnico vuole pochi innesti, ma buoni, dove buoni sta soprattutto per esperti, mentre il patron punta sulla linea verde: filosofie inconciliabili, serve un compromesso.

Pochi ma buoni. Non serve rifare il Napoli, Walter Mazzarri ne è convinto. Il tecnico livornese, da uomo pragmatico qual è, pretende una squadra con pochi innesti di livello, in grado di giocarsela alla pari con le big del nostro campionato (quali? Poche anche quelle). I giovani, nella sua visione, appartengono al mondo dell'utopia. L'anno prossimo i Vargas e gli Insigne partiranno titolari in Europa League, forse, non certo in campionato, dove il dopo Lavezzi è già roba di Pandev.

Sarà il macedone il terzo tenore al fianco dei confermatissimi Hamsik e Cavani. Il Matador è stato sottratto fino allo spasimo all'invadenza vogliosa della Juve, per lo slovacco si profila un possibile ritorno all'antico, da mezzala sinistra nel 3-5-2. Mazzarri, infatti, vuole alternare al vetusto 3-4-2-1 un nuovo modulo, che poi tanto nuovo non è: il 3-5-1-1, quasi una riproposizione dello schema rejano, già visto nello scorso finale di stagione. E dunque Pandev a vestire i panni dell'1 dietro Cavani, e Hamsik sulla linea mediana, libero di inserirsi come da copione.


Non arriverà nessun erede di Lavezzi: basteranno Pandev, Insigne e Vargas
E i rinforzi? Pochi, ma buoni, come detto. Dove buoni sta soprattutto per esperti, nell'ottica mazzarriana. Il tecnico sognava il duo Ivanovic-Meireles, tra gli eversori del Napoli nell'infausta notte di Stamford Bridge. Sognava un mastino come Lassana Diarra. Sognava, in definitiva, gente fuori portata per il Napoli. Per ingaggio, soprattutto. Già, perchè De Laurentiis mica recede dai suoi propositi. A parole, il presidente vuole una squadra in grado di lanciarsi definitivamente nel firmamento internazionale. Con i giovani, però, non coi campioni affermati. Un qualcosa a metà strada tra il Barcellona e il miglior Ajax.

Peccato che il progetto cantera in salsa partenopea, ovvero la famosa Scugnizzeria, sia praticamente fermo al palo. Il Napoli investe ancora troppo poco nelle giovanili e, Insigne a parte, ha dimostrato di non credere molto nei suoi virgulti, mandati in giro e quasi mai fatti rientrare alla base. Insigne, a proposito. Mazzarri lo mette in seconda fila, dietro Pandev, e forse fa bene, almeno all'inizio. Meglio non bruciarlo.

Meglio ancora, soprattutto, parlarsi a quattr'occhi con la società, e non tramite le conferenze-stampa. Il furbissimo toscano l'ha detto chiaramente: "Ognuno si assuma le proprie responsabilità". In altre parole - è l'argomentazione dell'allenatore - se l'obiettivo è vincere, mi si diano i famosi top player, che però richiedono una totale revisione della politica societaria. Su ingaggi e costi in generale. In caso contrario, ben vengano i giovani, ma non si chiedano chissà quali traguardi. La verità, come sempre, sta nel mezzo.


Servono ancora un difensore ed un esterno mancino
Si può vincere anche con i giovani, purchè di qualità e purchè supportati adeguatamente da allenatore e società. Ma a questi vanno affiancati elementi esperti e di uguale (alto) livello, perchè ogni grande squadra si fonda sul giusto mix tra età diverse. Non c'è molta chiarezza, va detto, forse perchè Mazzarri e De Laurentiis, gli eterni Duellanti, non si parlano abbastanza. O forse no, si parlano eccome, ma si parlano addosso. Non si capiscono, perchè non possono capirsi, essendo portatori di mentalità completamente differenti. Eppure potrebbero e dovrebbero completarsi. L'imprenditore che guarda lontano, che programma il futuro e tiene in ordine i conti, e l'allenatore simbolo del pragmatismo: vincere ora, e subito.

Maggiore chiarezza serve innanzitutto nelle strategie di mercato. Va bene non cercare un altro Lavezzi, ma il mercato in attacco non va chiuso: serve come il pane un vice Cavani, un attaccante fisico da gettare nella mischia nei finali di partita. Il Matador, non dimentichiamolo, arriverà dalla terza estate consecutiva di lavoro. A centrocampo inutile cercare l'erede di Gargano: perchè mai dovrebbe andare via? Piuttosto, meglio cercarne un altro, di Gargano: Inler, come sottolineato da Mazzarri, sarà il regista della squadra, Dzemaili un interessante interno, urge un altro mediano, visto che Donadel è una gigantesca incognita.

A sinistra serve un Maggio mancino (l'adattato Zuniga non basta), e poi c'è il nodo difesa: il tecnico ha promesso che Fernandez avrà più spazio. Giusto, giustissimo. Ma un altro marcatore, duttile e veloce, non può mancare nella rosa. La chiarezza, di idee e di progetti. La prima virtù necessaria per lottare per grandi traguardi. Napoli, ne sei davvero munito?

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